Manuale di scacchi per il giocatore agonistico di Alessio De Santis

“Se non ci si interroga sulle ragioni di ogni mossa si finirà per perdere contro qualsiasi giocatore applichi un piano coerente.” [Garry Kasparov, Gli scacchi, la vita]

 

Fin troppo spesso abbiamo avuto l’impressione di perderci per strada. Dietro troppe mosse. Dentro un’analisi confusa. Sull’orlo di una crisi di idee, l’appiglio è un ritorno al punto di partenza, un ripensamento totale dei passi primordiali, alla ricerca di un linguaggio alternativo, che sappia infondere nuova luce a vecchi concetti. Il giocatore agonista segue il passo dei tempi che cambiano. Insegue il risultato concreto. Se si ferma a filosofeggiare astratti sofismi scacchistici, è perduto. Ha perduto. Se non si sa giocare con pochi pezzi, è inutile giocare con tanti pezzi. Vero, vero. Ma se non si impara a giocare le aperture, al finale non ci arriveremo mai. Ogni istruttore conosce questo assunto.

Ecco perché c’è bisogno di regole chiare, precise, efficaci, soprattutto efficaci. Pragmatiche, concrete, agonistiche.

A questa esigenza primaria risponde il libro “Manuale di scacchi per il giocatore agonistico (edizioni Ediscere, 2011) del Maestro Fide Alessio De Santis. Un libro scritto in cemento armato. Perché qui si è trattato di costruire un sistema: un edificio dotato di mura solide, una costituzione rigida, basata su principi e leggi fondamentali. Nimzowitsch, Berliner, Dorfman si sono sperimentati in questa scelta coraggiosa. Qua troviamo un “minimax” di dieci principi generali come comandamenti di gioco, scanditi in tattica, sovrana di tutto, strategia, direzione logica del pensiero, e tecnica, come mezzo per lo sfruttamento del vantaggio acquisito.

Le sorprese non mancano. Non troviamo infatti le solite partite riscaldate o avanzi di enciclopedia o ritagli di informatore; tutt’altro, gli esempi riportati spaziano dalle esperienze dirette dell’autore, alle partite dei giocatori comuni, che popolano i tornei di casa nostra. Questo è un grande punto di forza del libro. Qualsiasi buon istruttore sa che è inutile propinare ai neofiti partite di Anand, Carlsen o Kasparov; sono troppo elevate di quota anche per il giocatore medio, che invece ha bisogno di capire gli errori di base, del crudo quotidiano, prima di poter comprendere, adattare e assimilare il gioco dei grandi campioni. Tutto nel libro è originale. E quando si rimanda a concetti già noti, come “la teoria dell’avamposto e dell’affiancamento”, De Santis non manca di citare la paternità del troppe volte dimenticato Esteban Canal. Il campione italo-peruviano non scrisse mai un libro di teoria o un manuale in senso tecnico, eppure la raccolta di sue partite “Strategia di avamposti” è un testo la cui efficacia didattica ha sparso semi, che germogliati in fertili intelligenze hanno saputo tramandarne il valore assoluto, arricchendolo di spunti e contributi personali rimarchevoli. Pensiamo infatti ai Maestri romani Sandro Meo e Carlo Castelfranchi, punti di riferimento, cui De Santis non manca di sottolineare i meriti nella propria crescita scacchistica. Concetti come le “Unità A e B”, la “mossa obbligata”, la “tecnica dell’inconveniente” sono strumenti che devono appartenere non solo ad ogni giocatore medio per fare il salto di qualità che lo porti a comprendere meglio i “segreti dei Maestri”, ma anche ad ogni istruttore, per poter arricchire il proprio bagaglio di conoscenze didattiche. Chiaro che non si potrà essere d’accordo su tutto, ognuno potrà rimanere affezionato a certe metodologie d’insegnamento predilette; logico che certe prese di posizione possano sembrarci troppo rigide, ma saremmo critici “mediocremente dotati”, per dirla alla Nimzowitsch, se non fossimo in grado di comprendere che la volontà dell’autore si è orientata ad evitare ogni naufragio metafisico, ogni confusione teorica, in nome di un decalogo netto, perentorio, senza ipocrisie.

I principi agonistici d’appendice dispensano consigli pratici per il giocatore di torneo in regole di comportamento che sono solo in apparenza accessorio in omaggio, trattandosi invece di tecniche complementari per ottimizzare ulteriormente le performance agonistiche. La grafica del libro è di taglio moderno, costellata in numerosi diagrammi, con percorsi dei pezzi e minacce evidenziate, che ne permettono la lettura persino senza scacchiera. Lo stile asciutto di De Santis dà del tu al lettore e rende confidenziale il percorso da condividere. Un percorso che non mira alla ricerca della verità scientifica o a canoni estetici da emulare, perché nei tornei “gli scacchi agonistici si trasformano in lotta pura”, come scrive l’autore stesso.

Buona partita e buona lettura.

Riccardo Del Dotto

Recensione pubblicata sul blog scacchierando.net

 

 

 

This entry was posted in Recensioni and tagged . Bookmark the permalink.

One Response to Manuale di scacchi per il giocatore agonistico di Alessio De Santis

  1. Claire says:

    this was very interesting

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>