La fortuna di chiamarsi Capablanca

“Capablanca nacque certo in un giorno di festa e tripudio, cantavano gli angeli nelle alture e le muse danzavano intorno alla casa un gaio girotondo, mentre la dea Fortuna gli preparava i regali: bellezza, ricchezza, salute, talento, intelligenza, tutto ben dosato e senza eccedere; soltanto il cartoccio della saggezza era bucato, e buona quantità di questo pepe andò perduto.”(Esteban Canal)

 

C’è una partita di scacchi che forse ha suscitato un dibattito più acceso del gol fantasma di Hurst nella finale dei mondiali di calcio tra Inghilterra e Germania nel 1966: la Nimzowitsch-Capablanca, San Pietroburgo 1914. Il campione cubano all’ottava mossa viene colto da balbuzie improvvisa in una tardigrada Spagnola Variante Steinitz, l’inciampo vien colto al volo da Nimzowitsch che “ghiottoso” s’avventa su un pedone caduto per strada. Ohibò. Capablanca ha perso un pedone. Interpellato in proposito, Capablanca risponde: “Una novità, improvvisata al momento con l’intenzione di discostarmi dalle solite linee, troppo ben conosciute da Nimzowitsch, in modo da costringerlo a risolvere nuovi problemi direttamente alla scacchiera.”

Sarà vero? Gli crediamo? Neil Mc Donald si fida ciecamente arrivando a sostenere che Capablanca “aveva deliberatamente sacrificato il pedone”. Garry Kasparov in persona ritiene che Capablanca avesse intrapreso “un progetto rischioso” con quel suo sacrificio di pedone.

Eppure anche il partito degli scettici annovera i suoi esponenti di spicco. Max Euwe al riguardo scrive: “Non era così difficile accorgersi della perdita forzata di un pedone in due o tre mosse, ma sembra che Capablanca non si sognasse nemmeno che una cosa del genere potesse accadere nella solida Difesa Steinitz della Partita Spagnola. Gli errori di Capablanca sono limpidi come le sue mosse migliori.”

A questa autorevole opinione s’aggiunge il parere del nichilista John Watson, che soprattutto stigmatizza la condotta di gioco successiva di Nimzowitsch, come già avevano fatto sia Shereshevskij, che Znosko-Borovskij ne Il mediogioco negli scacchi (il primo a guardare la partita con occhio critico).

Dell’argomento ho spesso parlato anche con l’amico Maestro Claudio Evangelisti, che faceva giustamente notare come quel giorno paradossalmente Capablanca avesse di fatto “inventato il Gambetto Benko”. Insomma: piano di gioco di lungimiranza adamantina o svistone di bassa lega, mascherato da genialata?

Vogliamo rivedere la partita velocemente, per rinfrescare la memoria?

Tuttavia, spulciando qua e là, ci si può imbattere in un secondo indizio che ci fa propendere per la fatale distrazione. La partita che proponiamo forse fa poco testo, trattandosi di un incontro tratto da una simultanea, eppure le analogie col primo turno di San Pietroburgo 1914 sono di palmare evidenza. Capablanca gioca l’apertura con sufficienza ed anche stavolta ci infila un fianchetto, per il quale certo non andava pazzo. Oltretutto la Siciliana Chiusa evocava oscuri fantasmi, come quell’inopinata sconfitta subita da Ilyin-Zhenevskij a Mosca, uno dei suoi incubi peggiori. Tant’è… siamo in simultanea. Ma come contro Nimzowitsch alla dodicesima mossa accade il fattaccio ed al grande José Raul salta un pedone, dell’arrocco per giunta! Esteban Canal avrebbe indagato per scoprire se la disattenzione fosse bruna o bionda. Noi possiamo soltanto limitarci a guardare la partita, dove possiamo scommetterci, il lieto fine non mancherà.

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