Colazione da Tiffany

Un recente sondaggio ha eletto come vestito più bello della storia del cinema il tubino targato Givenchy, indossato da Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany” del 1961. Quando la forza della semplicità vince su sfarzo e provocazione in sole due mosse fatte di sobrietà e raffinatezza. Lo Stile con la esse maiuscola che oltrepassa mode di stagione, caduche tendenze del momento, gusti che scivolano via come acqua corrente, reperti d’antan dimenticati in armadi zeppi di ricordi e di naftalina.

Può sembrare azzardato saltare da una riga all’altra, per passare dagli occhiali scuri dell’affascinante Audrey alle spesse lenti del brizzolato Vassily Smyslov, che in un pomeriggio monegasco del 1969 affronta quel satanasso di Pal Benko, che di occhiali – chiedere a Mikhail Tal per conferma – a suo modo se ne intendeva.

A detta del Grande Maestro d’origine ungherese, il buon Vassily non ha mai avuto dimestichezza con le sottili tecniche della psicologia, appartenendo alla categoria di coloro che credono più alle mosse buone che agli astratti furori. Forse l’amico-nemico di Bobby Fischer non ricordava bene questa partita quando ha scritto Vincere a scacchi con la psicologia. Sarà…

Di Smyslov, in occasione del campionato sovietico del 1967, malelingue dissero pure  che grazie all’innato talento posizionale sapeva vincere entro la venticinquesima mossa con grande facilità, ma se arrivava alla trentacinquesima, inadeguato al calcolo, finiva quasi sempre col perdere. Se ne dicono tante, ma proprio tante… Troppe, diciamo noi.

Smyslov in questa partita gioca d’inganno, finge il buonismo di facciata, il pareggio a portata di mano, accondiscende a semplificazioni repentine, mentre la partita scivola in un batter di ciglia dall’apertura al finale, illudendo nella facile patta Benko, poco incline a trattare posizioni dove il gioco prende a scorrere lento nell’arido trattamento della simmetria. Sarà dal diciottesimo tratto in poi che il GM americano comincerà a rendersi conto che la posizione non era poi pari come sembrava al primo sguardo. Benko rincorrerà l’iniziativa senza mai agguantarla, mentre Smyslov, padrone incontrastato del gioco saprà volteggiare Torre e Cavallo con la tecnica sopraffina del vero maestro dell’armonia, dedicando la massima attenzione al minimo dettaglio.

Il momento clou è raggiunto alla ventinovesima mossa: qui l’ex campione del mondo sa mediare l’esigenza strategica con la soluzione tattica di sublime eleganza: il vestito da lui confezionato è dono impareggiabile della perizia d’un sarto d’alta scuola, una rete di matto attillata che calza a pennello sulle spalle del povero Benko, vittima di uno zugzwang senza scampo.  La partita, poco nota, è da entusiasmi lenti e cadenzati non da scorrimento veloce a rintocco di colpi di mouse.

Chapeau… grande Vassily!

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